IL MUSEO DEL DUOMO DI RAVELLO
Al centro dell’elegante borgo costiero di Ravello, si trova un piccolo ma interessantissimo museo che racconta l’illustre passato della cittadina: si tratta del Museo del Duomo. Continua a leggere per scoprire la sua storia e le sue meraviglie!
di R. Troiano
Il Museo del Duomo di Ravello custodisce le testimonianze di un passato glorioso, quando la cittadina costiera era sede vescovile e poggiava su rinomate famiglie, come i Rufolo, che donarono gli illustri monumenti della Cattedrale. A pochi passi dalla celeberrima Villa Rufolo, attraverso una rampa laterale, è possibile così accedere a questa gemma incastonata nel centro storico di Ravello, allestita nella cripta dell’XI secolo, sede dell’Arciconfraternita della Madonna del Carmine fino al 1935, e dal 1994 definita appunto come Museo del Duomo.
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Il Duomo di Ravello
Il fascino di una basilissa
La sala principale rifulge senza dubbio dalla presenza dello stupendo busto di Sigilgaida Rufolo, originariamente posizionato sull’ingresso del magnifico pulpito del duomo. Risalente alla fine del XIII secolo e realizzato dallo scultore Nicola di Bartolomeo da Foggia, il volto della nobildonna, coronata di diadema e acconciata di sontuosi orecchini pendenti, esprime il fascino e l’eleganza di un’arte che resta immutata nel tempo. Sorella di Angelo della Marra, tesoriere dell’imperatore Federico II di Svevia, Sigilgaida sposò il facoltoso Nicola Rufolo, garantendogli un agevole accesso all’amministrazione imperiale e permettendo così alla famiglia ravellese “l’ambito epilogo alla sconfinata ricchezza ch’essi avevano accumulato con il commercio.”¹ Una traccia ulteriore del prestigioso pulpito del 1272, commissionato appunto dalla famiglia Rufolo, è la lastra con il drago, che nel rifacimento settecentesco del duomo fu rimossa per fare spazio al pilastro di sostegno alla volta barocca, poi demolita nel 1973.
I frammenti di una meraviglia perduta
La sala ospita anche i resti del ciborio, un pregevole baldacchino in marmo del 1279, donato da Matteo Rufolo, figlio di Nicola, che sorgeva attorno all’altare maggiore dell’ex Cattedrale. Nel 1773 fu smontato per le cattive condizioni e il materiale fu poi utilizzato per diversi scopi. Il Museo conserva soltanto quattro architravi, tre colonnine e due capitelli che formavano l’opera, e un’aquila, simbolo dell’evangelista Giovanni, nonché l’Agnus Dei, un tondo mosaicato raffigurante l’Agnello pasquale.
I monumenti descritti definiscono una prestigiosa storia religiosa e culturale, che caratterizzò Ravello dalla fine dell’XI secolo. Il duomo fu infatti elevato a sede vescovile, diventando dipendente direttamente dalla Santa Sede e sganciato così dalla prestigiosa diocesi amalfitana. Da quando, nel 1818, il Vescovado fu soppresso, la comunità ravellese ha egregiamente profuso il proprio impegno a conservare e valorizzare quel passato glorioso. Il Museo del Duomo restituisce così un progetto comunitario, preservando accuratamente le tracce che hanno definito e plasmato la storia della nota località costiera, visitata ogni anno da innumerevoli turisti.
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1. Gabriele Cavaliere, “Quei d’Amalfi”, pag. 92